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Vancouver, paradiso metropolitano – Articolo da “La repubblica”

Un’altro buon motivo per visitare Vancouver! 
Riportiamo per esteso un articolo apparso su “La repubblica” 

Vancouver, paradiso metropolitano
di Arturo Cocchi

Per il secondo anno, la prima città del Canada Occidentale è la “più vivibile del pianeta” secondo l’Economist. Dal Capilano allo Stanley Park, dalla luce che abbaglia all’integrazione sociale, ecco i perché
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E’ sempre lei, Vancouver, l’eden metropolitano del pianeta. La conferma arriva dall’edizione 2011 della classifica globale di vivibilità, stilata ogni anno dall’Economist Intelligence Unit, gruppo di ricerca che fa capo all’omonimo quotidiano finanziario. La terza città canadese, splendidamente posizionata sul Pacifico, ribadisce la leadership del 2010. E’ il coronamento dell’anno olimpico, nel quale, però, come si legge nella motivazione del primato, sul sito EIU, i Giochi invernali e il loro successo ne hanno solo “cementato la posizione”.

Vancouver precede una serie di città medie o medio-grandi – nessuna può essere definita metropoli – perlopiù posizionate nei Mondi nuovi della parte occidentale – culturalmente parlando – del pianeta. Una top ten in altre parole dominata da Canada, Australia e Nuova Zelanda. A scendere, infatti, troviamo, sui gradini inferiori del podio, Melbourne, e la prima “intrusa” europea, Vienna. Seguono località accomunate da un vissuto di pochissimi secoli: le canadesi Toronto e Calgary precedono, sesta, la seconda e ultima rappresentante del Vecchio Continente nelle dieci, Helsinki, una delle più “giovani” capitali europee. Infine, quattro regine del Down Under: le australiane Sydney (7ma), Perth e Adelaide (8e a pari merito) e la neozelandese Auckland.

La lista comprende 140 città. In fondo si leggono, partendo dalle meno piacevoli da vivere, Harare (Zimbabwe), Dhaka (Bangladesh) e Port Moresby (Papua Nuova Guinea). Osaka, 12ma assieme a Ginevra, supera Tokyo, 18ma. New York è appena 56ma, sovrastata di 3 piazze da Londra. Molto meglio Parigi, sedicesima, mentre Pechino è di un soffio nella parte bassa del ranking, 72ma, surclassata, almeno per ora, dall’ex colonia britannica Hong Kong, 31ma.

Ma perchè Vancouver? I parametri presi in esame dall’Economist Unit sono 30 e fanno capo a 5 grandi categorie – stabilità, tutela della salute, attività culturali e ambiente, istruzione media e infrastrutture. Al di là dellla metodologia adottata, dalla lettura dei nomi della top ten si delinea il profilo di una polis postmoderna, che ingloba i pregi della metropoli lasciandone i difetti fuori dalle mura. Aree urbane dove due milioni di persone – e qualche volta 5, come a Sydney o a Toronto – riescono ancora a convivere senza fare a spintoni, respirando aria (relativamente) sana, in un ragionevole equilibrio sociale, anche tra le diverse culture. Città cosmopolite, ricche di eventi di livello planetario, che offrono anche la possibilità di fruirli, senza doversi barricare in casa, vittime dei disservizi o, peggio, assediati dalla criminalità.

Vancouver è tutto questo, oltreché una bellissima città, emblema di uno stato che perfino nelle targhe delle auto si presenta come “Beautiful British Columbia”. E’ anche la canadese dal clima più mite: certo, piove copiosamente, ma i 30-40 sotto zero di Toronto e Montreal, per non parlare di Calgary e Winnipeg, non vengono neanche sfiorati. E d’estate, quando il cielo è sereno, l’atmosfera è incantevole, tra temperatura mite, se non calda, e luce accecante: a chi arriva in agosto, balena il confronto – impietoso – tra il blu indaco del cielo di queste parti e il grigio-marrone dello skyline di Londra, che è (quasi) su un oceano alla stessa latitudine. Magnificamente incastonata tra mare e monti, può essere descritta a cominciare dalla Grouse Mountain. Un belvedere, a 1200 metri, raggiungibile quasi dal centro, in funivia: indimenticabile, con la città da un lato e la foresta allo stato puro dall’altro. D’inverno, si scia con vista sui grattacieli; d’estate si praticano il trekking e un’ampia rosa di attività estreme, a cominciare dal bungee jumping dal Capilano Suspension Bridge, il ponte che sovrasta una gola da brivido. Ma c’è anche uno spazio dedicato per ascoltare musica, all’aperto. (21 febbraio 2011) 

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